La voce s’impenna nell’incredibile taglio percussivo delle frasi, si avvolge nella fluidità melodica, si eccita nel dialogo antifonale col contrabbasso…È la sintesi di «Eleanor Rigby», brano d’apertura del concerto di domenica al Blue Note di Milano del magnifico duo Petra Magoni – Ferruccio Spinetti. Sintesi anche di un grande show equamente diviso tra virtuosismo e cuore, tra tecnica e «pancia», tra emozione e colorismo. Lezione di canto e di inventiva. La Magoni ha un infinito ventaglio armonico che le permette di giocare con la melodia («Bocca di rosa» cantata a velocità ultrasonica), di plasmarla a suo piacimento ora con schietto umorismo, ora con tensione drammatica («My Funny Valentine»). Un concerto-cameo

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Roma«Ho sposato da subito il progetto, sentendolo come cosa mia. Ed ho accettato di fare la voce narrante per questo documentario intenso e commovente, dopo aver visto il dvd de Le premier cri. E voglio appoggiare questa coraggiosa operazione», dice Isabella Ferrari, che presta il proprio timbro suadente a Il primo respiro, originale docufilm di Gilles de Maistre (dal 13 nelle sale, con 10 copie), l’anno scorso al centro d’un caso cinematografico in Francia, con 140mila spettatori. Raggiunta al telefono, la brava interprete piacentina, classe 1964, non può dilungarsi a commentare le straordinarie immagini, che su scala planetaria ora presentano i diversi modi di venire al mondo. «Mi trovo in ospedale, dove assisto mio padre, che non sta bene», spiega l’attrice, incarnazione della femminilità protettiva non solo sul grande schermo (nel film Un giorno perfetto di Ozpetek, per esempio), ma anche nella vita vera, dove si cura dei figli Teresa, Nina e Giovanni. E siccome la società occidentale è incapace di affrontare la malattia, ma anche di affrontare la gravidanza (viste le foto dell’ex-ministro francese Rachida Dati, tornata al lavoro a cinque giorni dal parto, sorridente sui tacchi a spillo e contestata dalle femministe proprio per quella fretta carrierista), salutiamo con simpatia Il primo respiro, quasi un film d’azione per l’incalzante svariare degli scenari. È un giro del parto in dieci storie, in sostanza, che ha richiesto 3 anni di lavoro, 22 mesi di ricerche e 52 ecografie, eseguite sul posto da medici volanti: non è stato facile, per la troupe, filmare in diretta l’atto fisico che tutti ci affratella.

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Oggi (ore 18.30) al Pac, in via Palestro 14 (info: www.comune,milano.it/pac, 02-76009085) proseguono gli incontri del ciclo «Che cos’è l’arte contemporanea», promossi dall’assessorato alla Cultura in collaborazione con Acacia (Associazione Amici Arte Contemporanea). Assieme a Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura, interverrà Carolyn Christov-Bakargiev, direttore artistico di «Documenta 13», Kassel (2012).

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Milano – Il botto è stato Ricardo Quaresma in prestito gratuito al Chelsea, con valigia preparata da Mourinho per il suo bene, così come ha confermato il presidente Moratti. Ma dietro si legge la manovra che i responsabili del mercato nerazzurro stanno preparando: Dieder Drogba. L’Inter comunque ha sfoltito come José aveva chiesto, via anche Dacourt al Fulham, il giovane Maaroufi va al Vicenza. I progetti del tecnico erano maggiori, sforbiciate alla rosa ma nessuno ha voluto andar via, neppure Crespo che appena saputo dell’esclusione dalla lista Uefa ha confidato di voler andare a Lourdes.

L’ultima giornata di mercato non ha dato grandi titoli, all’Atalanta sono arrivati Parravicini e dal Catania Plasmati, quello dei pantaloncini, il Palermo ha preso la punta uruguaiana Hernandez dal Penarol, il Lecce ha ceduto Boudianski al Khimki Mosca, la Reggina ha dato Tognazzi in prestito al Brescia, Gulan della Fiorentina al Monaco 1860, due giovani alla Samp, Zamblera e Soriano. Il Napoli ha ingaggiato Datolo, centrocampista del Boca Juniors per 8 milioni. Il Torino, che voleva Mozart e Panucci, ha trattato Parravicini e Lucarelli, alla fine ha preso Gasbarroni dal Genoa e ceduto Amoruso al Siena.

I veri colpi c’erano già stati, David Beckham al Milan su tutti per il felice inserimento dell’inglese che ora Adriano Galliani manovra per cercare di confermare anche dopo marzo con buone possibilità di successo. E poi il brasiliano Mattioni in prestito dal Gremio, soffiato al corteggiamento della Juventus, con l’altro brasiliano Thiago Silva dal Fluminense pagato 10 milioni ma tesserabile solamente a giugno e quindi inutilizzabile fino all’inizio della prossima stagione.

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CONCORSO n. 95Montepremi 2.064.354,56 euro3-2-3-4-1-3-2-3-3-3-3-2-2-2nessun “14” e “13”; all’unico “12” 21.608 euroai 21 “11” 1.286 euro; ai 288 “10” 112 euro

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A pochi giorni dal vertice di Washington dei Venti Paesi più industrializzati, c’è il rischio che si insinui in tutti noi la vecchia convinzione che mal comune è mezzo gaudio. Le nuove previsioni del Fondo monetario internazionale parlano, infatti, di un 2009 di recessione per tutti i Paesi avanzati. Dalla Germania (-0,8%) alla Francia (-0,5%), dalla Spagna (-0,7%) alla Gran Bretagna (-1,3%,) per finire agli Stati Uniti (-0,7%), è uno scenario inquietante nel quale l’Italia non sarebbe tra le peggiori con il suo -0,6%. Al di là di previsioni che ci sembrano, per quanto riguarda l’Italia, errate per difetto, il ragionamento in sé è profondamente sbagliato. Una cosa, infatti, è la riduzione della ricchezza prodotta nel prossimo anno in quei Paesi come la Germania e la Spagna cresciuti negli ultimi dieci anni del 2,5-3,5% annui e una cosa è la recessione in un’economia come quella italiana che nello stesso periodo è cresciuta meno della metà. Per dirla in maniera grossolana, una congiuntura sfavorevole penalizza molto di più chi è povero che non chi è ricco. I salari italiani sono da oltre 12 anni inferiori del 20% rispetto a quelli dei maggiori Paesi europei, così come l’incremento della produttività del lavoro è ai livelli più bassi tra i Paesi dell’Eurozona.
Insomma, se il cane della recessione morde, come si suol dire, allo straccione procura danni certamente maggiori di quanti ne produrrebbe se mordesse un ricco o un benestante.

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MilanoJulio Cruz l’ha fatto ancora. Entra, sta lì qualche minuto sulle ginocchia, sembra sempre che gli manchino le forze per reggersi, poi all’improvviso decide la partita. Con il Lecce, 24 settembre, segna l’1-0 finale sette minuti dopo il suo ingresso, con l’Anorthosis fa il 3-3 quando era in campo da una ventina di minuti, ieri ha atteso il primo dei supplementari per stendere l’Udinese. Non si è ancora capito quale modo abbia di esultare dopo una rete perché i compagni lo fanno sempre sparire sotto una montagna di abbracci. Magari ieri pomeriggio, quando mancava un quarto d’ora scarso alle cinque, avrebbe messo il dito anche lui davanti al naso per far zittire qualcuno. In fondo ne avrebbe il motivo, gol pesanti ma mai una gara iniziata da titolare su sedici. E poi quando entra significa che la squadra è in difficoltà e serve qualcuno che la metta in porta, quindi in genere il suo ingresso avviene in un clima teso, fra fischi che riceve senza colpe. Quel gol al 92′ di ieri potrebbe avere un valore immenso sulla classifica finale, visto l’equilibrio che governa questo campionato. Julio però, anche dopo essere uscito da quella montagna umana che lo aveva sommerso, non ha mostrato il dito a nessuno.Josè invece non ha retto la tensione, un attaccante scarica in porta, un allenatore scarica su chi gli dà più fastidio. E ieri pomeriggio Mourinho s’è dato da fare parecchio, prima Sky, poi la Rai, prima un antipatico siparietto con un giornalista in studio, poi un auricolare che schizza come una tinca, ma prima ancora quel gesto diretto in tribuna del dito davanti al naso appena Morganti ha fischiato la fine di Inter-Udinese.

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Barak Obama parla alla tv Usa in un messaggio da ‘quasi presidente’ e qui al Festival si applaude ‘yes we can’, Si può fare, la commedia di Giulio Manfredonia scritta con garbo e divertimento da Fabio Bonifacci (Notturno bus, Lezioni di cioccolato). La storia naturalmente non c’entra niente con le presidenziali americane e punta su un’esperienza tutta italiana (di cui andare finalmente orgogliosi). Ambientata a Milano negli anni Ottanta, racconta di una cooperativa di ‘matti’ in libertà dopo le ‘porte aperte’ della legge Basaglia. Chiusi i manicomi molti si sono organizzati in questo modo. Però c’erano psichiatri vecchio stampo (nel film Giorgio Colangeli) che utilizzavano ancora massicciamente i farmaci. E nuovi (fugace apparizione di Giuseppe Battiston) che tentavano di farne a meno. A dirigere la cooperativa in questione (ispirata alla Coop Noncello di Pordenone) arriva il sindacalista Claudio Bisio, digiuno di Basaglia ma con un approccio nuovo rispetto ai pazienti. Innanzitutto, siccome è loro socio li tratta da colleghi: «Tra lo yuppismo della Milano da bere e l’arroccamento di certa sinistra, lui trova una terza via per arrivare al mercato, portandoci dentro l’aspetto umano e il disagio» spiega lo sceneggiatore. In poche parole, motivati nel modo giusto, superando un ostacolo dopo l’altro, i matti mettono su con successo un’attività di montaggio del parquet. Non è la liberatoria evasione di Qualcuno volò sul nido del cuculo ma l’effetto è simile.

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Attacco americano in Siria: otto persone sono morte a causa dell’attacco sferrato da elicotteri Usa contro una località siriana al confine con l’Iraq. Il governo di Damasco ha definito l’attacco Usa un «crimine di guerra» ed ha chiarito che tutte le otto vittime sono civili.L’attacco, condotto con quattro elicotteri, è avvenuto a Sukkariyeh, nei pressi della città di Abu Kamal, a soli otto chilometri dal confine iracheno. Gli elicotteri americani hanno attaccato un edificio civile in costruzione uccidendo gli operai. L’area dell’attacco si trova nei pressi della città irachena di Qaim, considerata uno nodo di passaggio per combattenti, armi e denaro diretti in Iraq a favore della guerriglia sunnita. Gli Usa inizialmente hanno negato il loro coinvolgimento «nell’incidente in Siria», poi un responsabile americano che ha chiesto l’anonimato ha ammesso il raid, aggiungendo pure che è stato «unsuccesso» nella lotta contro i combattenti stranieri che operano in Iraq. Dura la reazione della stampa siriana che ha criticato l’amministrazione di George W. Bush. Per al Baath, organo di stampa dell’omonimo partito al potere, il presidente americano «mentre si accinge a lasciare la Casa Bianca…sembra insistere nel commettere follie politiche».Condanne per l’episodio sono arrivate anche dall’Iran e dal Libano. La Repubblica islamica, ha detto un portavoce, «condanna ogni aggressione e violazione della sovranità nazionale dei Paesi o ogni aggressione militare che porti all’uccisione di persone innocenti».

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Il mattoncino più celebre del mondo compie 50 anni, ma la favola del Lego inizia molto prima e affonda le radici nella Danimarca del ’32. In quell’anno Ole Kirk Christansen fonda una piccola fabbrica di giocattoli in legno che chiama Lego da una combinazione di due parole danesi, “Leg godt” che significano “giocare bene”. I primi mattoncini nascono però solo nel ’58 perché solo dal 1940 Christansen identifica nella plastica il materiale ideale. Da allora è un’escalation che accompagna la fanciullezza di tanti di noi.

In ogni stanza dove c’è un bambino compaiono i pezzettini più famosi del mondi, tutti colorati, di diverse dimensioni adatti a costruire di tutto e di più. Per i più piccini nascerà, con il passare degli anni, il Duplo, un Lego di dimensioni più grandi per evitare che i più piccini li mettano in bocca, magari ingoiandoli. Gli altri si sfogano con le costruzioni più diverse, più strane, più innovative che stimolano la fantasia e l’inventiva dei ragazzini.

Nel frattempo la Lego si evolve e va al passo con i tempi, cominciano a comparire i primi omini che arricchiscono di personaggi i paesaggi e le ambientazioni fatte a colpi di lego. E’ anche la volta di carrucole, vele eliche a guarnire e consentire la costruzione di aerei, navi e quant’altro come castelli con tanto di guerrieri medioevali con cui i bimbi animano giochi, fantasie e battaglie.

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