L’imbattibilità di Marcello Lippi sale a 26 partite consecutive. Possiamo tirare il fiato ed essere contenti. Non importa che il pareggio con l’Austria di mercoledì sera sia arrivato nel più rocambolesco dei modi, non importa che la solita Italietta d’agosto abbia raccolto una bella figuraccia in Costa Azzurra, l’importante è che il nuovo-vecchio ct possa tenere alto il suo curriculum. D’altra parte l’uomo rientrato in azzurro tra tutti gli onori, dopo essere stato rimpianto, desiderato, corteggiato più o meno di nascosto dalla federcalcio per due lunghi anni, non poteva certo ricominciare con una sconfitta come fece quattro anni fa quando aprì il suo ciclo azzurro con un incredibile 2-0 in Islanda.Sta di fatto che l’altra sera, più che l’Italia, c’era in campo proprio Marcello Lippi. E chi è sempre pronto a celebrarlo, anche oltre i suoi innegabili meriti, come se la parentesi Donadoni fosse un periodo da dimenticare rapidamente, da rimuovere quasi dalla storia nazionale. Persino in tv la «spalla» Salvatore Bagni ha subito fatto notare che tra gli azzurri c’era una maggiore dedizione, una maggiore disponibilità nei confronti di questo ct, tanto che Camoranesi si era presentato a Nizza nonostante l’infortunio, facendo capire che non l’avrebbe mai fatto sotto la precedente gestione.Insomma, più che il ritorno di Lippi, rischioso per il ct che ha deciso coraggiosamente di rimettersi in discussione, dovremo temere il ritorno del «lippismo», quella sindrome che contagia giornali e giornalisti quando c’è da incensare un protagonista del nostro calcio.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284881