E il modo in cui la Germania dell’Ovest si precipitò a impossessarsi di quel relitto che era il suo vicino dell’Est parve quasi un gesto di crudeltà.Eppure, il 1989 fu un anno fantastico (tranne che in Cina, dove le aspirazioni democratiche venivano soffocate nel sangue).
I disastri economici degli ultimi anni sembrano confermare il monito che Mikhail Gorbaciov ha lanciato nel ventesimo anniversario del 1989: «Anche il capitalismo occidentale, ormai privato del vecchio nemico e immaginandosi vincitore indiscusso e incarnazione del progresso globale, rischia di condurre la società occidentale verso l’ennesimo vicolo cieco della storia».Dalla prospettiva odierna, si direbbe che i liberali, nel senso americano e «progressista» del termine, potrebbero risultare i perdenti del 1989.
Ma l’esasperazione del libero mercato ha scalzato il ruolo dello Stato nella costruzione di una società migliore, più giusta e più equa.Mentre i neo-liberali avanzavano baldanzosi sfrondando e abbattendo le vecchie strutture dei socialdemocratici, la sinistra sprecava le sue energie discettando di politiche culturali, di «identità» e di multiculturalismo ideologico.
Non sorprende pertanto che un internazionalista di sinistra, come il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, abbia trovato rifugio per il suo idealismo nel governo conservatore di Nicolas Sarkozy.Per la prima volta dall’epoca di Kennedy, gli Stati Uniti sono una delle poche democrazie liberali al mondo guidate da un governo di centrosinistra.
Fonte:
http://www.corriere.it/cultura/09_novembre_10/ian_buruma_il_muro_e_il_sogno_di_un_era_liberale_che_ancora_non_e_cominciata_d54a5e70-cdd1-11de-9a32-00144f02aabc.shtml