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TARANTO – Cancelli chiusi venti minuti prima della palla a due per un PalaMazzola gremito all’inverosimile che alla fine ha salutato la vittoria del Cras per 57-50 sull’Umana Venezia, che porta la serie scudetto sul 2-1 per la formazione di Ricchini.

Come in gara due la sfida ha vissuto sul filo dell’equilibrio, con Taranto sempre in vantaggio (4-0 dopo 2′) e Venezia brava a ricucire tutti gli ‘’strappi”, senza tuttavia mai riuscire a mettere la testa avanti.In avvio Ricchini proponeva Sauret nel quintetto al posto della sorpresa (e sorprendente) Siccardi di gara 2, mentre Riga aspettava 7′ prima di inserire Hayden (11 e 7 rimbalzi).

Venezia rispondeva con uno 0-5 ispirato da Andrade e Hayden (23-20) e approfittando di qualche persa di troppo di Batkovic (8 perse di cui 3 nel secondo quarto) arrivava fino al meno 2 (24-22).

Due canestri in fila di Godin (6 punti e 3 rimbalzi, tutti in attacco) e due punti dalla lunetta di Ballardini e Carson (10 punti ma 3/12 al tiro) scrivevano il 28-24 di metà gara.Taranto partiva fortissimo al rientro e con Mahoney e un’ispiratissima Greco (10 punti, 5 rimbalzi, 3 recuperi e 3 assist) volava fino al massimo vantaggio al 26′ (41-30).

Fonte:
http://www.basketnet.it/news/105351/a_femminile_-_il_cras_replica_e_si_porta_sul_2-1

Un segreto imbarazzante è in agguato nella campagne di John McCain. Non proprio scandalo, solo la curiosità malinconica che da trent’anni fa arrabbiare mogli e figli di chi non è tornato dal Vietnam. Non si sa se fucilati, morti per sfinimento o dispersi dopo un’evasione. Millecento, millecinquecento, il Pentagono prende in considerazione 51 prigionieri svaniti chissà come, sepolti chissà dove. Le carte del Pentagono sanno cosa è successo, ma nessuna informazione è arrivata alle famiglie. Documenti secretati, perché? Soprattutto: come mai quando il Congresso ha deciso all’unanimità di declassificare informazioni superate da altre tragedie, il via libera si è impantanato nella commissione del Senato presieduta da McCain il quale con determinazione «a volte violenta» ha imposto il silenzio su una guerra talmente lontana da non provocare nessun danno «alla sicurezza del Paese», come il rivale di Obama ripeteva fino a qualche anno fa.Naturalmente Hanoi non dà una mano. Per i vietnamiti tutti i prigionieri Usa sono tornati a casa. Ma mogli e figli guardano il posto vuoto a tavola. Allora, cosa è successo? Deputati democratici e repubblicani avevano chiesto al Pentagono di rispondere all’invocazione dei familiari con un provvedimento che prevedeva sanzioni pesanti per gli alti funzionari restii a collaborare. Quei famosi seppellitori dei servizi segreti, protagonisti dei racconti di Le Carré.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79452

Mi riferisco a quanto riportato recentemente dal Tg5, in prima serata, riguardo al furto di una statua d’oro di Gesù Bambino. Furto perpetrato nell’agosto del 2003 a danno della chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, nel centro storico di Napoli. Non sono stupito per il furto in sé, né perché è avvenuto in una chiesa. Mi sconcerta il fatto che le suore, per rientrare in possesso del bene trafugato, abbiano deciso di rivolgersi, oltre che alle forze dell’ordine, anche alla camorra.Sì, proprio a quell’associazione malefica che gestisce ogni affare losco da cui si possa ricavare un utile. Forse le suorine non sapevano d’essersi rivolte a Satana per recuperare la loro statuetta. Altrimenti suor Elisa Villano non avrebbe elogiato l’impegno delle famiglie camorristiche affermando: «Quegli uomini ci hanno aiutato veramente». Tantomeno avrebbe aggiunto che «se non sanno loro dov’è finita la statua, chi altri potrebbe?». Non avranno capito che così hanno legittimato la camorra quale unica reale società organizzata presente nella zona. Polizia e Carabinieri fanno da contorno, perché chi detiene il reale controllo del territorio è la camorra. Se le suore sono le prime a mostrarsi tanto rispettose verso questi uomini di disonore, che cosa deve pensare il popolino? Quell’umanità degradata, che con un occhio guarda a un Dio che per lei non c’è mai e con l’altro al camorrista, il quale, invece, è onnipresente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291626

da MilanoIncognita tedesca nel futuro delle Generali, il cui accordo di bancassurance con Commerzbank non sarà prolungato oltre la scadenza del 2010. È la conseguenza all’unione tra Commerzbank e Dresdner da cui nascerà il secondo gruppo bancario tedesco alle spalle di Deutsche Bank. L’operazione, approvata ieri dai rispettivi consigli di sorveglianza, prevede che Allianz ceda Dresdner a Commerzbank per 9,8 miliardi. Al termine delle due fasi del riassetto, probabilmente nella seconda metà del 2009, Allianz avrà però una quota del 30% nel nuovo gruppo bancario diventandone il socio forte. Per finanziarsi Commerzbank cederà inoltre al gruppo assicurativo i fondi di Cominvest per 700 milioni.Il matrimonio ha una doppia ripercussione in Italia visto che Generali, attualmente primo azionista di Commerz, con l’8,8%, si troverebbe a convivere con la concorrente Allianz. Inoltre, Commerz fa parte del patto di sindacato di Mediobanca (a sua volta prima socia delle Generali). L’unione Commerz-Dresdner impone quindi a Trieste di rivedere la propria strategia in Germania, chiedendo magari una compensazione nell’Est Europa. Al momento Generali mantiene una posizione di studio con l’intenzione di far pesare il proprio impegno azionario.«Questa è una transazione che ha un forte significato strategico per Commerzbank. In qualità di maggiore azionista di Commerzbank la priorità del nostro gruppo è stata sempre quella di acconsentire a qualsiasi transazione che fosse accrescitiva di valore per tutti i nostri azionisti.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287209

Cade decisamente a proposito la pubblicazione, presso Mondadori, del volume di Max Gallo, Il Re Sole. A rompere la noia – e la banalità, per lo più – della chiacchiera ferragostana s’era affacciata una nuova provocazione intorno all’eterno dibattito su come si debba fare e scrivere la storia in una società di massa: se rigorosamente, sempre e solo, sulla base e sotto traccia di una rigorosa documentazione, o se affidandosi all’abbrivio, all’inventiva e – perché no – alla fantasia del romanziere.

Apparentemente è una questione trita e ritrita, e un po’ anche vieta. In realtà rappresenta una sfida culturale del massimo rilievo civile, oltre che di grande spessore scientifico. Solleva, infatti, un dilemma centrale della riflessione storiografica cui i cultori della materia non possono sfuggire. Ma tocca anche un nervo scoperto del costume civile e della democrazia «materiale» del nostro Paese: bulimico di passione politica, anoressico di riflessioni e di letture critico-formative. Un nervo scoperto che è anche – e, forse, soprattutto – dell’establishment culturale, segnatamente dell’accademia: perennemente pensosa delle magnifiche sorti e progressive della nostra stentata democrazia, ma anche incorreggibilmente elitaria, al fondo disinteressata a fornire una letteratura popolare, capace cioè di raggiungere e interessare il largo pubblico.

Il dilemma, per restare al campo storico che qui ci preme trattare, è unire una ricerca rigorosa sull’argomento scelto e una resa narrativa efficace, così come si conviene appunto al pubblico di una società di massa.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287212

St. Paul. Sarah Palin, governatrice dell’Alaska scelta venerdì dal candidato repubblicano John McCain come suo vice, ha presentato nel suo discorso in Ohio la sua famiglia: marito e cinque figli. Tra loro, Track, il diciannovenne che l’11 settembre del 2007 ha scelto di entrare nell’esercito e che l’11 settembre prossimo partirà per l’Irak, come ricordato dalla fiera madre al pubblico repubblicano. Un destino comune all’altro candidato alla vicepresidenza, Joe Biden, democratico e numero due di Barack Obama. Suo figlio, Beau Biden, un riservista della Marina, avvocato del Delaware di 39 anni e, si mormora, probabile successore al seggio del Senato del padre, partirà infatti per l’Irak pochi giorni dopo Track, il 3 ottobre. Beau ha fatto allusione alla sua partenza nel suo discorso introduttivo a quello del padre, il giorno in cui il vice di Obama ha parlato alla convention di Denver, dicendo che non potrà essere vicino al padre in novembre, durante il voto: «Quindi, ho un favore da chiedervi. Siate lì per mio padre, come lui lo è stato per me. Siate lì per Barack Obama, perché il Paese ha bisogno di lui».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287180

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