Archiviazioni mensili: Settembre 2008

Borsette fiorite come un giardino o in neoprene traspirante (Gherardini), pochette gioiello da mille e una notte (Rodo), bauletti geometrici che sembrano scaturiti da un teorema (Anna Bazzocchi), borse-cagnolino (Anna Roxxah), tracolle in pelle lavata come fosse jenas (Tramontano). Al Mipel, manifestazione internazionale della pelletteria e accessori che si è conclusa ieri a Fiera Milano Rho, con le borse hanno accontentato tutti. Tante le idee proposte per la primavera-estate del prossimo anno dai 420 espositori. Una sola la caratteristica che le accomuna: la dimensione, che torna ad essere «umana», dopo anni di borse molto, troppo grandi. Di proporzioni contenute, «ma comunque capaci di farsi notare», spiega Roberto Ricci, consulente per la ricerca tendenze di Aimpes, l’associazione pellettieri che ha organizzato la mostra. L’anno prossimo compreremo «in abbondanza borse indice di carattere, grinta e creatività – spiega – sia dal fascino vintage, sia con accessori metallici tipo borchie». Spazio poi a valigie, gioielli e accessori. Anche per le cinture vale la ricerca del lusso, oltre a dimensioni importanti. «Quanto ai materiali – dice ancora Ricci – segnalo il pitone luminoso, spolverato d’oro o verniciato».E questo Mipel, arrivato all’edizione numero 94 – per la prima volta collegato anche a Mifur, il salone della pellicceria – si è chiuso con un grande successo di pubblico: l’affluenza ha raggiunto quasi i 20mila visitatori, arrivando più o meno al numero delle presenze attese.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292351

Mi riferisco a quanto riportato recentemente dal Tg5, in prima serata, riguardo al furto di una statua d’oro di Gesù Bambino. Furto perpetrato nell’agosto del 2003 a danno della chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, nel centro storico di Napoli. Non sono stupito per il furto in sé, né perché è avvenuto in una chiesa. Mi sconcerta il fatto che le suore, per rientrare in possesso del bene trafugato, abbiano deciso di rivolgersi, oltre che alle forze dell’ordine, anche alla camorra.Sì, proprio a quell’associazione malefica che gestisce ogni affare losco da cui si possa ricavare un utile. Forse le suorine non sapevano d’essersi rivolte a Satana per recuperare la loro statuetta. Altrimenti suor Elisa Villano non avrebbe elogiato l’impegno delle famiglie camorristiche affermando: «Quegli uomini ci hanno aiutato veramente». Tantomeno avrebbe aggiunto che «se non sanno loro dov’è finita la statua, chi altri potrebbe?». Non avranno capito che così hanno legittimato la camorra quale unica reale società organizzata presente nella zona. Polizia e Carabinieri fanno da contorno, perché chi detiene il reale controllo del territorio è la camorra. Se le suore sono le prime a mostrarsi tanto rispettose verso questi uomini di disonore, che cosa deve pensare il popolino? Quell’umanità degradata, che con un occhio guarda a un Dio che per lei non c’è mai e con l’altro al camorrista, il quale, invece, è onnipresente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291626

Spero che Il papà di Giovanna, il nuovo bellissimo film di Pupi Avati, arrivi presto sugli schermi della Gran Bretagna e spero che lo vadano a vedere tutti i dirigenti del football inglese che ieri hanno abolito risultati e classifiche dei campionati dei bambini di 7 e 8 anni (in alcune zone, anche di quelli di 9, 10 e 11 anni). Il film potrebbe essere un provvidenziale antidoto alla sciagurata illusione di preservare i piccoli dal trauma della sconfitta, dall’onta dell’ultimo posto, perfino dall’istinto della competizione.
Perché questo è il movente ultimo dei dirigenti del calcio inglese: proteggere i bambini, evitare che fra loro qualcuno emerga come più bravo e quindi qualcun altro, inevitabilmente, come meno bravo; soprattutto, poi, evitare la gogna mediatica della classifica appesa all’ingresso degli spogliatoi o magari – orrore – pubblicata sul settimanale locale. Resta il gioco, restano i gol, restano i più forti e i più scarsi, perché la realtà non la si può eliminare. La si può però nascondere. Non basta più ovattarla con De Coubertain, addolcirla con un complimento, ripararla con un giocattolo. No: la realtà, quando è sgradevole, bisogna occultarla, negarla.
La partita senza risultato e il campionato senza classifica sono l’ultimo anello di una catena che parte da lontano, dal vietato sgridare del dottor Spock all’abolizione dei cartelloni murali con i voti di scuola a fine anno.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291566

Il governo olandese non può essere chiamato a rispondere della mancata tutela da parte dei soldati olandesi in forza al contingente di pace delle Nazioni Unite della popolazione musulmana di Srebrenica. A deciderlo è stato oggi un tribunale dell’Aja, respingendo la richiesta di ungruppo di madri e vedove di vittime dell’eccidio compiuto nel luglio 1995 dalle truppe che rispondevano agli ordini del generale serbo – bosniaco Ratko Mladic, che massacrarono nella città di Srebrenica – proclamata dall’Onu «enclave protetta» – 8mila musulmani, in uno dei più gravi stermini che ha avuto luogo in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale. I caschi blu olandesi erano stati accusati dai querelanti di aver lasciato la popolazione della città della Bosnia orientale alla mercé delle milizie serbo – bosniache. «Lo stato non può essere considerato responsabile delle azioni di Dutchbat», ha dichiarato invece il presidente della corte, Hans Hofhuis, perché le truppe erano sotto comando delle Nazioni Unite, non del governo olandese. I legali dei querelanti hanno intanto annunciato che intendono rivolgersi ad una corte di grado superiore. I parenti delle vittime di Srebrenica accusano tra l’altro le truppe olandesi in forza al contingente di pace di aver ordinato ai musulmani bosniaci di lasciare l’enclave, condannandoli di fatto in questo modo a cadere in mano alle milizie serbo – bosniache. «Sia le Nazioni Unite sia i Paesi Bassi – hanno affermato – hanno mancato di adottare azioni efficaci per prevenire il massacro, violando in questo modo la Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78898

È tornato Ballarò. Quello che nei tg è monologo della maggioranza, è ridiventato dialogo, pur con tutti i suoi limiti di durata, di spezzettamento e di conduzione. Anche se Floris appariva in gran forma e D´Alema e Tremonti agguerriti. Resta il fatto che, come sempre nei talk show, ognuno dice la sua e lo spettatore non viene messo in condizione di capire quali siano i dati inoppugnabili. Qualcosa però si è capito, in particolare dai sondaggi di Pagnoncelli, che ha confermato il favore di cui ancora gode Berlusconi, ma ha evidenziato anche dei punti critici. E non di poca importanza, visto che si tratta di temi fondamentali, sui quali ha battuto la campagna elettorale della destra. Dunque, il sondaggio ha rivelato che non viene affatto giudicato positivo l´operato del governo su almeno tre terreni: 1) ordine pubblico; 2) difficoltà economiche delle famiglie; 3) Alitalia. L´opposizione è servita: il popolo italiano non è poi così boccalone come lo dipinge chi lo disinforma da trent´anni. Basta fargli le domande giuste.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78908

Kiev – Il presidente del parlamento ucraino ha dichiarato “dissolta” la coalizione al
governo legata alla cosiddetta “rivoluzione arancione”, aprendo così la strada a trattative
complicate per trovare una alternativa praticabile.
“Sono obbligato ad adempiere al mio dovere costituzionale. Lo si attendeva da molto
tempo, ma per me è estremamente triste”, ha detto alla camera il presidente Arseniy
Yatsenyuk. “Dichiaro ufficialmente dissolta la coalizione di forze democratiche… nel
parlamento ucraino”.
La coalizione era composta dalle forze guidate dal presidente Viktor Yushchenko e dal
primo ministro Yulia Tymoshenko, alleati nella rivoluzione del 2004, che da allora hanno
litigato di continuo”.

Trenta giorni per fare un nuovo governo I partiti hanno da adesso trenta giorni di tempo per dare vita a un nuovo governo,
trascorsi i quali il presidente Viktor Yushchenko potrà indire nuove elezioni. “Non è
un’apocalisse – ha continuato Yatsenyuk- è una sfida per la democrazia, e spero che la
supereremo insieme”.
A determinare la crisi di governo era stata la crisi nel Caucaso. “Nostra Ucraina” di
Yushchenko aveva ritirato la delegazione dal governo presieduto da Yulia Tymoshenko, che
si era schierata su posizioni filo-russe con il preciso obiettivo di restringere i poteri del
presidente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291014

Si è svolta a Roma giovedì sera, all’hotel Cavalieri Hilton, la prima tappa di Charme Sommelier, un concorso ufficiale dell’Ais che vuole premiare i sommelier capaci di distingiersi per competenza, professionalità e stile. Una manifestazione sostenuta dalle otto famiglie del vino di «Grandi vini group»: Bisol, Carpineto, Cesari, Chiarlo, Garofoli, Mantellassi, Pighin e Tommasi. Nel corso della serata una giuria di esperti presieduta dal presidente Ais Terenzio Medri e da Gianluca Bisol, anima del conconcorso, selezionerà i candidati mentre una commissione composta da giornalisti del settore assegnerà un premio speciale. Le tappe successive del concorso si svolgeranno a Palermo il 14 settembre e a Milano il 19 settembre. Dalle tre tappe usciranno i venti sommelier che parteciperanno alla finale nazionale che si terrà il 21 settembre presso il Relais Duca di Dolle nel cuore delle colline di Prosecco. Per informazioni www.charmesommelier.it.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=289000

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LE STORIE – Articolo – ilGiornale.it del 08-09-2008

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Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288951

Si chiamava Luca Guida, aveva 25 anni, abitava nel quartiere genovese di Rivarolo ed era un sindacalista della Cgil il giovane genovese deceduto ieri dopo un tragico volo dalla parete Est del Monviso. Guida si era avventurato sulla parete rocciosa con un amico e tre alpinisti trovati sul posto. I cinque pare non fossero assicurati da corde. Il giovane, in testa al gruppo, ha improvvisamente perso la presa precipitando 400 metri più in basso, su una pietraia. È morto sul colpo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288871

Uno scampolo di passato che non passa, una cartolina dagli Anni Settanta. L’altro ieri davanti a via Pareto, zona Cimitero Maggiore, si è riproposto un vecchio schema: la sinistra ultraradicale (no global, centri sociali, gruppuscoli di occupanti abusivi, rifondaroli sfusi) che cerca d’impedire l’inaugurazione di una sede «nera» e attacca le forze di polizia, fra petardi e sassaiole. In nome dell’«antifascismo militante» che secondo i sinistri dovrebbe legittimare ogni forma di squadrismo rosso. Il rifiuto della stragrande maggioranza dei cittadini per queste forme di archeologia è chiaro e netto, ma non impedisce che un’infima minoranza si eserciti in un accanimento poco terapeutico. Il dissenso va difeso, sia chiaro, ma la violenza non può essere tollerata: i «sabati del selvaggio» non debbono ripetersi.
Resta da chiedersi il perché di questa fiammata di ritorno, alla quale non sono estranei i ragazzi del Leoncavallo, che restano il nerbo della protesta dell’ultrasinistra. È evidente che una certa parte politica marginale ripercorre vecchi sentieri per rassicurarsi sulla sua esistenza, ma non è da escludere che proprio il Leonka abbia voluto dare una dimostrazione «muscolare» prima che le autorità decidano la sua sorte. Il 22 settembre scade il rinvio per l’ultima intimazione di sfratto dalla sede occupata in via Watteau. C’è chi pensa che il Leoncavallo possa essere «legalizzato», previa abiura alla logica e alla pratica della violenza.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288939