Archiviazioni mensili: Agosto 2008

Stava scaricando della merce per un ipermercato di Taranto quando un altro tir in retromarcia lo ha schiacciato uccidendolo sul colpo. È morto così Fortunato Gianattasio, operaio di 56 anni originario di Rutigliano, in provincia di Bari.Il conducente del tir e i numerosi testimoni hanno subito dato l’allarme, ma l’uomo era già morto quando è giunta l’ambulanza del 118. Indagini sono state avviate dai carabinieri della compagnia di Taranto per accertare le esatte circostanze dell’incidente e stabilire eventuali responsabilità.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78347

Leggo e rileggo il comunicato dell’editore e, lo confesso, continuo a non capire. Una sola cosa capisco: il licenziamento di Antonio Padellaro da direttore de l’Unità non dipende dal fatto che Padellaro non è abbastanza «multimediale». Sgombero subito il campo da un paio di equivoci.Primo: sono molto affezionato al principio di autorità, nonché al motto lombardo ‘offelè, fa el to mestè’. Dunque riconosco agli editori il potere di nominare i direttori che più li aggradano e non penso affatto che l’umile collaboratore di un giornale debba metter becco nelle loro decisioni. Ma, siccome a questo giornale collaboro fin dal 2002, avrei preferito che qualcuno spiegasse ai lettori e ai giornalisti dell’Unità perché l’avventura di questo giornale morto nel 2000 e risorto nel 2001 grazie al duo Colombo-Padellaro, a una redazione tenace disposta a ogni sacrificio e a un pugno di editori coraggiosi debba concludersi così bruscamente e inspiegabilmente.Secondo: sono abituato a basarmi sui fatti e dunque non farò processi alle intenzioni, ergo non dirò una parola sul nuovo direttore, Concita De Gregorio, se non che è un’ottima giornalista e una persona squisita, che ho avuto modo di sentirla un paio di volte nelle ultime settimane, che mi ha garantito massima continuità e libertà, che le auguro i migliori successi.Ma il punto è ciò che è accaduto finora, negli ultimi tre mesi sottotraccia e negli ultimi tre giorni alla luce del sole.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78349

Josef Koudelka tra le sue fotografie, quelle di Praga 1968. Adesso, trent’anni dopo, sono in mostra anche in Italia, a Milano, la storia d’allora alla prova del presente e della distanza. Di mezzo il «muro di Berlino», che è crollato, e il crollo sembra aver moltiplicato gli anni.Josef Koudelka di anni ne ha settanta, ne aveva diciotto all’epoca di Budapest, trentenne fotografò i carri armati del Patto di Varsavia e del socialismo reale nelle strade di Praga. Koudelka, la camicia verde militare, le maniche rimboccate, i capelli biondi un po’ lunghi un po’ sparsi, sembra molto più giovane, forse per l’allegria e per l’ironia o per le maniere disincantate con le quali parla del suo passato, ad esempio di quella notte d’agosto quando tre volte un’amica lo avvertì che qualcosa di eccezionale stava avvenendo a Praga, che stavano arrivando i russi, e tre volte si girò dall’altra parte e si rimise a dormire. Finalmente si decise a dar retta alla sua informatrice. scese in strada e cominciò a fotografare. Fotografò per giorni e giorni, consumò metri e metri di pellicola, nascose dove poteva il risultato del suo lavoro e alla fine si ritrovò con uno straordinario reportage, come mai si sarebbe sognato: la cronaca in diretta della rivolta di Praga, della passione di un popolo che aveva creduto in Dubcek e nella sua strada. Parla sorridendo, tra inglese francese spagnolo italiano.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78173

Due donne, una di 90 anni, sono state aggredite, ferite e rapinate in strada da due balordi subito arrestati. Violente aggressioni che hanno indotto il Comune ad accelerare i tempi per un’ordinanza in materia di sicurezza. Anche perché l’autore di uno degli assalti è un rom di 14 anni del campo nomadi di via Triboniano dove, secondo il patto di legalità, dovrebbero abitare solo incensurati. Mentre l’altro è un sudanese di 35 anni che dal ’99, anno del suo primo arresto, ha collezionato altri 36 fermi tra Lombardia, Lazio, Calabria e Sicilia. Per questo il vicesindaco Riccardo De Corato ha annunciato entro settembre un’ordinanza, in base ai nuovi poteri conferiti dal governo ai sindaci, per contrastare il degrado urbano. Nel mirino mendicanti (232 quelli già censiti), clandestini, prostitute e writers.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284896

Accordo raggiunto nel settore degli pneumatici fra il gruppo tedesco Continental e il gruppo a controllo familiare Schaeffler dopo settimane di trattative. Schaeffler acquisterà al massimo il 49,99% del capitale a 75 euro per azione, con l’impegno a non superare il tetto stabilito per i prossimi quattro anni. Schaeffler si impegna inoltre a non togliere il titolo dalla Borsa. L’offerta di Schaeffler era partita a luglio da 69,4 euro per azione. Garante dell’affare è l’ex cancelliere Gerhard Schroeder.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284850

Milano – Lei che è un manager pubblico…
«Devo interromperla subito. Non mi ritengo un manager pubblico, ma un manager e basta».
Giuseppe Bonomi, 50 anni, avvocato, ex presidente dell’Alitalia, dal 2006 è presidente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa controllata dal Comune di Milano; carica che aveva già ricoperto tra il 1997 e il 1999. Spiega: «La particolarità della mia azione sta nel fatto che in un’azienda controllata da capitale pubblico i temi legati al lavoro sono considerati in maniera particolarmente delicata».

Proprio qui la volevo. Quello che sta accadendo in Italia ci dice che sta cambiando la cultura del lavoro e delle relazioni tra aziende (pubbliche) e lavoratori. Nello stesso tempo si sta minacciando un autunno caldo. Che ne dice?
«Il ministro Renato Brunetta e il governo stanno facendo una forte opera di sensibilizzazione».

… sui fannulloni?
«Sì, e non solo. Ma la Sea, e lo dico senza squilli di fanfare, è già entrata nella fase due».

Cioè?
«La fase uno, per dirla con Brunetta, è quella che ha per obiettivo la necessità di scandalizzarsi rispetto a una cultura del lavoro anacronistica. Mette in evidenza un aspetto sacrosanto: che chi viola le regole va sanzionato».

E la fase due?
«Entra nel meccanismo delle motivazioni e della prevenzione. Noi siamo già qui.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284820

Vertova (Bergamo) – Certo Dame Niang, senegalese di 37 anni, non è propriamente simile al playboy scapestrato Anthony Marson. E nemmeno, conveniamo, Gianluca Rossi, 33 anni, operaio di Pradalunga ha qualcosa in comune con il generale Gordon Machartur. Ma, come dire, questa storia che parte da una donna massacrata con trenta coltellate e si lascia dietro una scia di mistero e di morti sospette, ricorda tremendamente «Dieci piccoli indiani», capolavoro di Agata Christie. Chi sa o crede di sapere muore all’improvviso. E chi non sa nulla, muore comunque misteriosamente.

Suicidi che sembrano delitti. O delitti che sembrano suicidi. Persone informate dei fatti e testimoni più o meno chiave, che si presentano dai carabinieri sereni e ben disposti a collaborare. E poi, dopo ore di interrogatori, tornano a casa come zombie, terrorizzati. Per qualcosa che hanno detto o che hanno saputo. Così persino Vertova, località sopra Bergamo che, in spregio alle guide turistiche, diventa di colpo «silente» (vista la ritrosia, quasi ostile, dei suoi abitanti a parlare di questa brutta vicenda) e non «ridente», rischia di somigliare a Nigger Island, l’angosciante location partorita dalla fervida mente della maestra del giallo. Perché è qui a Vertova, un pugno di case raccolte sotto la Chiesa prepositurale che spazia, come un enorme terrazzo, sulla Val Seriana, che è cominciato tutto.

È il 24 luglio quando Maria Grazia Pezzoli, 45 anni, imprenditrice molto nota, viene trovata cadavere nel retro della sua azienda, la Val.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284836

Assoedilizia gioca l’asso e cala il poker: un casinò a Villa Reale di Monza. Questa la proposta del presidente Achille Colombo Clerici che ha colto al volo la proposta lanciata dal sindaco di Monza, Marco Mariani, circa una settimana fa, di aprire una casa da gioco. Non solo, sembra che ci sarebbe anche qualcuno disponibile a farlo: il presidente del Casinò di Campione, che avrebbe espresso il suo interessamento per aprire una succursale del casinò proprio in Brianza. La proposta di Colombo Clerici, infatti, vede la casa da gioco come un deus ex machina che risolverebbe i problemi del territorio: «Oltre a risollevare l’economia del Comune, la scelta potrebbe rivelarsi strategica alla luce dell’esigenza di assicurare all’area baricentrica all’Expo un fattore propulsore della continuità di sviluppo. Bisogna puntare sul turismo se vogliamo che la macchina Expo funzioni veramente, e, in particolare su quello di lusso: non penso solo a un casa da gioco, ma anche a boutique, un grande albergo, un centro benessere. Un centro del lusso in un palazzo del XVIII secolo, sarebbe un gioiello unico al mondo».Ma c’è chi a lusso, lustrini, e poker preferisce la cultura, come l’assessore all’Educazione, ai Parchi e alla Villa Reale del Comune di Monza, Pierfranco Maffè: «Per la Villa Reale di Monza abbiamo altri progetti, di natura culturale – risponde secco -. Monza non ha certo bisogno di un casinò, e sulla Villa abbiamo altre idee e proposte».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284908

Che auspichi di recuperare i principi cristiani non stupisce nessuno. Ma che Pasquale Squitieri proclami la necessità di fare altrettanto con le idee di Marx è una notizia. Se non altro per quel suo esser stato senatore nelle file di An. Ma tant’è. L’occasione è stata la campagna sul lavoro sicuro organizzata dall’associazione Articolo 21 alla quale ha aderito anche Squitieri e che partirà dalla Mostra del cinema di Venezia. Forse preso dalla tragicità dell’argomento, nel denunciare il fenomeno delle morti bianche il regista si è decisamente lasciato andare: «Dove sono finiti i principi cristiani? E quelli socialisti? Erano strepitosi, come le idee di Marx, e non sono mai stati realizzati». Siamo proprio sicuri?

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284816

da ParigiGiallo sull’eredità di Charles Trenet, il glorioso cantautore di Douce France scomparso a 88 anni nel 2001. Secondo il quotidiano Le Parisien, i familiari di Trenet sono ricorsi al giudice per fare chiarezza sui motivi che hanno portato l’artista a escludere i parenti dal testamento e a nominare come suo unico erede il suo segretario, il 47enne Georges El Assidi.Lucien e Wulfran trenet, la sorella e il nipote del cantante, accusano El Assidi di aver circuito e manipolato Trenet per intascare la sua cospicua eredità. Trenet infatti è titolare dei diritti d’autore di più di mille canzoni da lui composte, successi internazionali divenuti famosi nel mondo sopprattutto tra gli anni Trenta e Cinquanta come La mer, Y’a d’la Joie (interpretata da Maurice Chevalier, padre spirituale di Trenet), Que reste-t-il de nos. Secondo la famiglia il testamento sarebbe stato scritto «guidando la mano» dell’artista. Le accusa sono pesantissime: estorsione, violenza, omicidio volontario. L’ex segretario personale di Trenet si difende e definisce le accuse ridicole. «Trenet era lucido quando ha firmato il testamento – racconta il legale di El Assidi – soprattutto l’accusa di eutanasia non sta in piedi». Comunque il tribunale di Creteil ha aperto una inchiesta affidata alla squadra di repressione della delinquenza alle persone della polizia giudiziaria di Parigi. Animatore della vita artistica e culturale di Montparnasse con personaggi come Artaud e Cocteau, Trenet ebbe un momento di grande popolarità in Italia negli anni Cinquanta.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284869