Sarebbe a fin di bene. La mette così Silvio Berlusconi la questione delle impronte ai bambini rom: «Vogliamo favorire l’integrazione dei nomadi e prendere le impronte ai bambini ha l’obiettivo di garantire loro scuola e istruzione». Difficile altrimenti giustificare un provvedimento così «discriminatorio» e farlo proprio con il presidente della commissione Europea Jose Manuel Barroso, che ha manifestato non poche perplessità al riguardo. L’incontro è a Palazzo Chigi. Sul tavolo diversi temi: dalla questione sicurezza alla crisi Alitalia. Ma è in particolare sulla faccenda ‘impronte’ che tra l’Europarlamento e il governo italiano ci sono divergenze. Dall’Europa sono arrivate osservazioni e richieste di chiarimenti sul provvedimento, e mentre Maroni ha garantito delucidazioni al vicepresidente della Commissione Jacques Barrot «per verificare la compatibilità» delle misure adottate, il premier ha approfittato dell’occasione per «fare chiarezza». E ha reso la sua versione: «Il fatto di assumere le impronte nei campi rom deriva dalla necessità di vedere chi sono i rom che stanno in questi campi. Vogliamo esprimere la ferma volontà del governo di garantire che i bambini rom possano andare a scuola per ricevere la stessa educazione degli italiani. C’è solo una volontà positiva, quella di renderli più integrati con gli europei concedendo loro lo stesso diritto».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77174

Un Commento

  1. Ovvero:
    Quando l’istruzione
    passa per il tampone


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