Il testo della D’Amato, che ha arricchito la sua conversazione con aneddoti e curiosità, è diviso per decenni e in ogni decennio sono state individuate assonanze tra arredamento e moda.’La moda corre – ha detto la D’Amato – stili e accessori cambiano velocemente negli anni: l’accessorio ha acquisito una sua autonomia, è svincolato dall’insieme, così come è successo nelle nostre case per quanto riguarda l’arredo’.Negli appartamenti eleganti, una volta, lo stile nel mobilio era indifferenziato, ora invece, basta un solo oggetto di design in un arredo minimalista, per trasformare una casa e gli architetti spesso si sono occupati anche di moda, poiché c’è sempre stato uno sconfinamento da un settore all’altro.
La D’Amato ha descritto la capacità che moltissimi artisti del Novecento hanno dimostrato nel cimentarsi con la moda e il design, con gli accessori d’abbigliamento e d’arredamento, riuscendo a creare degli stili innovativi o addirittura vere e proprie nuove forme estetiche, nonostante questi partissero da aspetti considerati ‘minori’ senza dimenticare episodi personali dei protagonisti, perché dalla vita privata spesso arrivano stimoli e passioni.Sarti che diventano stilisti, costumisti che si cimentano in scenografie e grandi architetti che si dilettano in creazioni di accessori e di abbigliamento.
Da Poiret che ha liberato la donna dalle stecche e dai busti al famoso Le Corbusier che sgombrava gli ambienti, mentre altri li affollavano, Coco Chanel col suo tubino immortale, la nascita della Garconne, donna mascolina e forte del dopoguerra che si contrappone allo stiletto e le calze di seta che la rendono, invece, più affascinante.
E poi Eames, Balenciaga, Caccia Dominioni, Gio Ponti e poi Courrèges con la minigonna e i suoi ‘oblò’, Paco Rabanne che crea abiti con stoffe industriali, e lo spazio cosmico che diventa referente per il design; la plastica degli anni 60, fatta di ribellione e modernità, la poltrona-sacco simbolo di Fantozzi.
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http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=32279